GuidoBenedetti
"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
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SUMMER PHOTOGRAPHY 2022 | 3^ serata

date » 25-08-2022 22:38

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30 AGOSTO : presentazione di “GARDUMO 77.78-17.18”
Guido Benedetti

Un progetto fotografico sulla Valle di Gresta, realizzato in un intrigante libro/rassegna, a distanza di 40 anni dalle celebri incursioni operate sulla Valle da parte del geografo Alessandro Cucagna.


LINK 3^ serata
Link del progetto: Gardumo 77-78 | 17-18

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DIDASCALIS con "LIFE IS A TAPE 2007-2017" [edit 1.06.2017]

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La mia prima "copertina":
DIDASCALIS con LIFE IS A TAPE 2007-2017

1 aprile 2019 - 1 aprile 2022 [edit 1.04.2022]

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Pare ieri ma allo stesso tempo mi sembra un’era geologica fa: oggi compio 3 anni nella mia terza fase lavorativa.
Dopo 15 anni dedicati alla prima passione giovanile (l’idraulica) presso l’allora Azienda Speciale di Sistemazione Montana (ASSM), dopo altri 18 anni dedicati alla seconda passione giovanile (la regolazione del traffico paletta in mano e fischietto in bocca pronto all’azione) presso il Servizio Gestione Strade, oggi concludo i miei primi 3 anni dedicati alla passione della maturità: la forma della città e il paesaggio.
Sono stati tre anni molto impegnativi che però ho percorso con, al mio fianco, una squadra di persone eccezionali che mi ha consentito un apprendimento continuo di qualità.
Grazie per la fiducia e il supporto alle colleghe Nicla, Alessia, Daria, Elisa, Micol, Federica, Giulia, Sara, Daniela, Daniela, Mariarita, Lorena, Manuela, Mariateresa, Rosanna e Angiola, e ai colleghi Andrea, Massimo, Alberto, Luca, Matteo, Arnaldo, Elio, Mauro, Silvio, Aldo, Ivan e Walter.

** MINE/SCAPE di Roberto Deaddis ** [edit 27.02.2022]

date » 19-08-2022 15:18

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MINE/SCAPE di Roberto Deaddis

Roberto Deaddis, componente del collettivo fotografico “Paesaggio a nord-ovest”, ha dato alle stampe la sua prima pubblicazione dal titolo “MINE/SCAPE”.

Ho conosciuto Roberto in occasione della 19^ conversazione dell’iniziativa DI/VISO di myphotoportal; Roberto con Marcello Seddaiu hanno infatti presentato con Salvatore Picciuto e Sandro Iovine il lavoro del collettivo fotografico “Paesaggio a Nord-Ovest” nato per raccontare il territorio della Sardegna nord-occidentale attraverso la fotografia.

Avendo apprezzato il loro lavoro mi sono permesso di proporre uno scambio di libri: il loro “Porto Torres. Approdi, limiti, città” con il mio “GARDUMO 77.78 | 17.18”.

Successivamente Roberto mi ha fatto avere anche la sua pubblicazione dedicata alla zona dell’Argentiera nella quale, da fine ‘800 al 1962, si è estratto piombo argentifero e zinco ed era sorta una florida comunità dove si registrò un insolito, quanto significativo, fenomeno di immigrazione.

Oggi quella zona è in abbandono ed è divenuta un paradiso per gli appassionati di archeologia industriale, di trekking e di mare.

Il lavoro di Roberto, effettuato usando un’attrezzatura molto particolare (un obiettivo di fabbricazione russa noto per il suo particolare bokeh), non si limita ad una mera documentazione della situazione attuale di quel territorio ma interpreta in modo personale e intimo il paesaggio della zona. Le immagini sono molto delicate e il lavoro risulta ben equilibrato riportando sia immagini di paesaggi naturali che paesaggi fortemente antropizzati e ora abbandonati; sfogliare con calma il libro, ritornando ogni tanto sui propri passi per rivedere le immagini, consente di entrare veramente nel lavoro e nelle atmosfere pensate dall’autore.

La sensazione che si ha sfogliando il libro è di una gran serenità e vien la voglia di visitare questi territori fuori stagione proprio come ha fatto Roberto.

La qualità del libro infine è, come per il libro di Giovanni Minervini, davvero importante: anche in questo caso congratulazioni sia a Roberto Deaddis per l’ideazione che a Salvatore Picciuto di myphotoportal per l’aiuto sicuramente fornito e per aver pensato un’iniziativa editoriale dedicata specificatamente ai fotografi che desiderano fare del proprio lavoro anche una pubblicazione.

Collegamenti utili:

Sito internet di Roberto Deaddis
MINE/SCAPE” sul sito di Roberto Deaddis
Sfogliando “MINE/SCAPE” su myphotoportal
Presentazione della pubblicazione “MINE/SCAPE” sul canale instagram di myphotoportal

** “Un altrove imprevedibile” di Giovanni Minervini ** [edit 26.02.2022]

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“Un altrove imprevedibile” di Giovanni Minervini

Qualche tempo fa Giovanni Minervini mi ha spedito, con una sua bellissima dedica (nella quale pone in evidenza la differenza tra “guardare” e “leggere” le immagini), il suo libro dal titolo “Un altrove imprevedibile” nel quale racconta il quartiere Luzzati di Napoli situato a poche centinaia di metri dal quartiere direzionale.

Anche se avevo già apprezzato l’elevata qualità del lavoro, avendo visitato il sito di Giovanni (www.giovanniminervini.it) in occasione della sua presentazione del lavoro “due.uno.nove” del quale ho già scritto in un altro mio post, vedere il risultato materializzarsi su carta è sempre una cosa meravigliosa.
Paragono questa sensazione un po’ a quando, qualche anno fa, i fotografi vedevano materializzarsi pian piano il proprio lavoro sulla carta fotografica.

Lo stile di ripresa di Giovanni è molto particolare, pur con molti richiami espliciti o meno a diversi fotografi, in quanto lui va diritto all’essenza della situazione e riesce a descrivere molto bene non solo l’ambiente fisico ma anche a quello “umano” anche senza l’inserimento di persone all’interno dell’inquadratura.

Pur ritrovando – almeno in parte – il mio stile fotografico, che in alcuni casi forse si ferma però al solo “dare ordine all’interno dell’inquadratura al disordine che si trova nella realtà”, Giovanni fa un passo in più e riesce a trasmettere, infatti, attraverso le sue immagini la vita dei luoghi che riprende.

Oltre che per la qualità delle immagini devo fare le mie congratulazioni a Giovanni anche per il suo metodo di lavoro che si basa sempre su ricerche approfondite ed è anticipato da specifici sopralluoghi preventivi (anche senza macchina fotografica al seguito) per entrare, in qualche modo, in “sintonia” con il territorio oggetto della propria indagine.

La qualità del libro è poi davvero importante e impreziosita anche da un bel segnalibro dedicato al progetto: in questo caso congratulazioni anche a Salvatore Picciuto di myphotoportal per questa iniziativa editoriale dedicata specificatamente ai fotografi che desiderano fare del proprio lavoro anche una pubblicazione.

Di seguito lascio alcuni collegamenti utili per approfondire la fotografia di Giovanni:

Sito internet di Giovanni Minervini
Sfoglia e acquista una copia di “Un altrove imprevedibile” su myphotoportal
“Un altrove imprevedibile” su Fpmagazine
Presentazione della pubblicazione “Un altrove imprevedibile” su FPtalk 45 di Sandro Iovine
Presentazione della pubblicazione “Un altrove imprevedibile” sul canale instagram di myphotoportal

GARDUMO 77.78 | 17.18 in trasferta a Milano [edit 11.10.2021]

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tags » Gardumo,

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Dal 13 ottobre al 22 novembre 2021 GARDUMO 77.78 | 17.18 sarà esposto, assieme a tutti i libri che hanno partecipato al Premio “LE IMMAGINI RILEGATE” e in particolare ai libri vincitori, presso la Kasa dei libri a Milano in Largo Aldo de Benedetti n. 4.

GARDUMO 77.78 | 17.18 - La Val di Gresta attraverso gli scatti di Guido Benedetti (di Romina Zanon) [edit 9.10.2021]

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Attraverso il progetto fotografico “Gardumo 77.78│17.18” (Gardumo è il nome dell’antica Pieve che raccoglieva le sette comunità della Val di Gresta), Guido Benedetti trasfigura in immagine gli appunti che il geografo Alessandro Cucagna raccoglie durante alcune escursioni in Val di Gresta effettuate fra il novembre del 1977 e il novembre dell’anno successivo.

Nelle note, che vengono successivamente rielaborate in uno scritto più organico, Cucagna legge e descrive il paesaggio avvalendosi non solo della conoscenza diretta del territorio, ma anche della memoria orale di persone del luogo e delle informazioni fornite dalle antiche carte geografiche e dalla letteratura. A quarant’anni di distanza, nel 2017/2018, Benedetti traduce visivamente gli scritti del geografo in quaranta istantanee (selezionate da circa duemila scatti) che, attraverso un linguaggio di matrice prettamente descrittiva, restituiscono la lucida attenzione analitica applicata dal geografo nella lettura dello spazio agricolo come bene paesaggistico, sociale ed economico.

Nello specifico, il suo obiettivo si apre al paesaggio della Val di Gresta nel tentativo di cogliere l’evoluzione dei segni lasciati dall’uomo nel processo di antropizzazione di quello specifico territorio. Con un linguaggio misurato, figlio di una piena padronanza tecnica, approda a quadri visivi raffiguranti scorci di paesaggio come frammenti di realtà fisiche e culturali inscindibilmente unite e compresenti pur risalendo a epoche storiche diverse, continuamente modificabili e modificate, le cui relazioni restituiscono un’espressione concreta dell’identità territoriale della Val di Gresta. Colta nell’oscillante ambivalenza tra ruralità e modernizzazione, la valle è raffigurata come un insieme di segni che rimandano alle relazioni interne della società che la abita e alle modalità di utilizzo dell’ambiente in conformità a un confronto tra economia e natura che varia secondo le forme di organizzazione che le stesse comunità sono riuscite a costruire nello spazio con il passare dei decenni. Così come nel taccuino di viaggio che nelle fotografie, i segni del progresso tecnico-industriale innescato dal boom economico del miracolo italiano coesistono con aspetti ancorati a una dimensione agreste che mantiene intatta nel tempo antiche tradizioni produttive e culturali.

Seguendo le precise indicazioni geografiche contenute negli appunti di Cucagna, Benedetti s’avvicina lentamente e gradatamente ai soggetti descritti, scegliendo con attenzione l’angolo di ripresa, disegnando accuratamente la composizione del quadro fotografico e sfruttando i sempre diversi grovigli di sfumature cromatiche e stratificazioni di luci e ombre offerti dal momento e dalla posizione. Il suo sguardo contemplativo coglie con rigore analitico la complessità figurativa dello spazio agrario grestano attraverso una prospettiva di interpretazione unitaria volta a valorizzare l’intero ambito della valle e sottolineare l’importanza di una visione globale del territorio per la corretta comprensione del reticolo culturale, sociale ed economico che ne fonda le basi identitarie.

Il lavoro è stato pubblicato in un libro dall’omonimo titolo che raccoglie anche gli appunti di Alessandro Cucagna “La valle di Gresta” e “Da Loppio a Chienis-Ronzo” – (http://www.guidobenedetti.it).

GARDUMO 77.78 | 17.18 - Il paesaggio che resiste. La Val di Gresta, 40 anni dopo (di Marco Pontoni) [edit 26.09.2021]

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Come cambia il paesaggio rurale quando lo sviluppo incalza? Come cambia ad esempio quello della “valle degli orti” trentina per eccellenza, la val di Gresta? Se lo era chiesto il geografo triestino Alessandro Cucagna, glorioso esempio di studioso e cattedratico “mitteleuropeo”, classe 1917, che nel l977-78 visitò a più riprese il Trentino meridionale ed in particolare i territori delle sette comunità che appartenevano all’antica pieve di Gardumo. “Questo paesaggio agrario – scrisse nei suoi appunti – così ricco di contrasti, è lo specchio fedele di un gruppo umano che in parte è rimasto contadino (…) e in parte gravita sulle industrie di Mori o della cintura roveretana, cioè è costituito da operai che fanno i contadini part time”. A 40 anni di distanza Guido Benedetti continua a tornare in quei luoghi armato della sua macchina fotografica e della sua passione per il territorio. Dal suo percorso è nata anche una mostra e poi il libro Gardumo 77.78 – 17.18.

Benedetti, la prima cosa che colpisce della sua ricerca fotografica è che non è mai oleografica. Nelle sue foto ci sono sia il bel bosco che la casa o il viadotto. Insomma, il paesaggio umanizzato. Qual è la “filosofia” che sta dietro i suoi scatti?

Il protagonista dei miei lavori è sempre il territorio in cui vivo, che racconto cercando di cogliere alcuni frammenti della realtà quotidiana. Cerco di valorizzare all’interno del fotogramma, con inquadrature e tagli particolari, quello che in realtà si offre allo sguardo di tutti ma a cui, normalmente, non si presta particolare attenzione.

Com’è iniziata la sua ricerca in val di Gresta?

L’idea era quella di esplorare questo territorio così particolare facendomi accompagnare da alcuni documenti del geografo Alessandro Cucagna. La riscoperta dei suoi scritti mi ha portato a cercare di trasformare in fotografie le emozioni che via via prendevano piede in me nel corso della lettura. Visto, poi, che il suo diario risaliva a circa a 40 anni fa, ho pianificato il mio lavoro seguendo sia il percorso fisico che quello temporale di Cucagna rispettando, per quanto possibile, anche le date delle sue uscite sul territorio.

Chi era Alessandro Cucagna, a cui ha dedicato un libro?

Alessandro Cucagna è stato un grande geografo triestino, che divenne anche direttore dell’Istituto di Geografia dell’università di Trieste. Nel 1972, per ragioni familiari, rivolse la propria attenzione al Trentino, in particolare alla Vallagarina, alla valle di Gresta e alle valli del Leno. Se all’inizio Cucagna era, per me, il “professore” dal quale imparare un metodo per studiare un territorio, attraverso fonti scritte e iconografiche ma anche sviluppando un rapporto diretto con gli abitanti incontrati nei molti sopralluoghi, poi “Alessandro”, scomparso nel 1987, è diventato l’amico con il quale, oltre a condividere la passione per la cartografia storica, ho deciso di dare vita al libro che ritengo quindi essere frutto di un lavoro “a 4 mani”.

La domanda è d’obbligo: quanto è cambiato il paesaggio della valle di Gresta negli ultimi 40 anni?

Il territorio della valle di Gresta in realtà in questi 40 anni non ha subito cambiamenti radicali, rimanendo ai margini dei cambiamenti che hanno invece toccato altre località del Trentino. Ciò rappresenta sicuramente un fattore positivo perché, oggi, con una sensibilità ecologica molto più diffusa rispetto al passato, è possibile puntare ad uno sviluppo della valle equilibrato e ambientalmente sostenibile, limitando gli effetti negativi che altre località stanno scontando.

** "Crepa interna" di Salvatore Picciuto ** [edit 25.09.2021]

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Gran bel lavoro di Salvatore Picciuto che raggiunge, oltre la mente, anche il cuore.
Condivido in toto quanto già scritto da Mario Capriotti: si tratta di “un’esperienza di lettura coinvolgente ed emozionante, multisensoriale, una visione e una interpretazione sul tema dello spopolamento e dell’emigrazione dal sud del nostro paese raccontata dall’autore con una sensibilità fotografica semplice, intima ma allo stesso tempo caratterizzata da atmosfere surreali e ricche di forti legami tra l’uomo e la terra che per forza di cose si è costretti ad abbandonare.”

Oltre alla qualità delle immagini sono da segnalare, infatti, sia il lavoro complessivo in quanto tale che le testimonianze parte integrante del lavoro stesso.
Eccone alcune:
“Zone isolate senza essere un’isola. Senza mare, senza barche. E soprattuto senza vie di comunicazione; le arterie, piccole e grandi, quelle che uniscono, che creano ponti, che permettono di raggiungere luoghi e persone, idee e culture, sono da sempre una pecca di molte zone dell’Italia e una di queste è il Fortore.”
“Me ne andai prima di partire”

Salvatore Picciuto a proposito dei suoi lavori racconta: “La fotografia che mi interessa è quella che riproduce o meglio cerca di riprodurre qualcosa che “è stato”. Non importa che si tratti di una rappresentazione posta in essere o semplicemente di un qualcosa di analogo alla realtà, l’importante è che quanto fotografato “sia stato”, “sia esistito” fosse anche per una frazione di secondo. Non fotografo per sorprendere, ma per documentare”.

Potete visionare il lavoro sul sito di Salvatore Picciuto.
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